Rovigo tricolore, l'uomo della provvidenza è Greeff: “L'emozione più grande di sempre“

Rovigo tricolore, l'uomo della provvidenza è Greeff: “L'emozione più grande di sempre“

L’uomo della provvidenza nel 13° scudetto della FemiCz Rovigo si chiama Carel Frederick Kirster Greeff, chilometrico e tipico nome sudafricano. È un terza linea aggressivo di 105 chili per 1,84. Oltre al rugby da giovane ha praticato cricket, golf e nel lancio del giavellotto ha un primato di 68 metri fatto a 18 anni. Ora Greeff di anni ne ha 31 anni. È laureato in materie economiche con indirizzo finanziario. È sposato con Aloise, insegnante, hanno un figlio piccolo, Benjamin, nato a Firenze quando il papà giocava nei Medici in Top 10. In carriera non aveva mai vinto nulla a livello senior. A Rovigo e nel campionato italiano ci è riuscito nel modo più pazzesco. Segnando le due mete decisive in semifinale contro il Calvisano (17-6 dopo il ko 31-22 dell’andata) e in finale contro il Petrarca (23-20). L’ha fatto entrando dalla panchina. All’ultima azione a tempo scaduto. Al termine di pazienti e ruvide azioni di raccoglie e vai degli avanti. Con un piede… scalzo. Schiacciando la palla per un pelo oltre la linea, tanto da costringere l’arbitro a ricorrere al Tmo, il Var (o moviola) del rugby. Un epilogo da favola, o da film. “Un’emozione incredibile. La più grande in carriera. Più delle 12 presenze in Super Rugby con i Cheetahs, allenato dal campione del mondo come Os Du Randt”.

AL TERMINE DI UNA STAGIONE PARTITA MALE. “Ho preso il Covid, poi mi hanno trovato problemi pressione. Sono stato fuori quattro settimane. È stata dura tornare in forma fisicamente”.

POI LE COSE SONO MIGLIORATE. “Ho iniziato a giocare numero 8. Nelle ultime 4-5 partite sono stato utilizzato da impact player, o finisher. Entrando dalla panchina per fare la differenza con la fisicità, la freschezza e dando il 100%”.

DISPIACIUTO DI QUESTO USO LIMITATO? “Preferisco giocare dall’inizio e per 80’. Ma sto dove il coach ha bisogno. L’importante è l’utilità per la squadra”.

COSÌ HA SEGNATO LE DUE METE DECISIVE. “A me del rugby piace il contatto fisico. Sia nel gioco aperto, partendo in percussione da mischia, calcio d’invio o contrattacco. Sia quello a corto raggio dei pick and go. Quando prendo la palla voglio sempre andare avanti, conquistare la linea del vantaggio”.

CI RACCONTI QUESTE METE. “Nascono da una giocata chiamata Munster, adottata dai coach dopo la sconfitta con Reggio. Consiste nell’avanzare metro per metro a unit di tre giocatori, portatore di palla e due sostegni, sorprendo il difensore che in quel momento non è pronto a placcare”.

NELL’AZIONE DECISIVA DELLA FINALE A PADOVA IN QUESTA AZIONE SONO STATE CONTANTE 28 FASI PER AVANZARE 25-30 METRI. “Io penso di aver preso la palla in mano almeno 4 volte. Ho perso pure una scarpa entrando nell’area dei 22 metri, ho continuato e segnato scalzo. L’ho rimessa solo mentre il Tmo controllava l’azione”.

ERA SICURO FOSSE META PRIMA DEL CONTROLLO DEL TMO? “Sì ed ero anche sicuro che l’avesse visto l’arbitro. Sono arrivato corto, mi sono girato sulla schiena e ho allungato il braccio per schiacciare la palla sulla linea. L’arbitro era vicino e ha visto. Ha voluto solo chiarire la posizione delle mie gambe, per escludere un fallo di doppio movimento”.

LEI È L’ULTIMO DELLA SCHIERA DI SUDAFRICANI CHE HA FATTO VINCERE SCUDETTI A ROVIGO. “Vengo da Klerksdorp, vicino a Pretoria, la città di Naas Botha”.

IL PIÙ GRANDE, LO CONOSCE? “Non di persona. Ma quando sono arrivato qui gli ho mandato un messaggio dicendo: gioco a Rovigo, è un piacere indossare questa maglia. Ha risposto: sì, ricordati che è una maglia speciale e saluta Lola Osti (l’ala dei sui tempi, 309 presenze e 171 mete con Rovigo, ndr)”.

RESTERÀ A ROVIGO A DIFENDERE LO SCUDETTO CON IL NUOVO ALLENATORE, L’EX CT DEGLI SPRINGBOKS ALLISTER COETZEE? “Ho un altro anno di contratto. Avevo ricevuto una proposta di lavoro a Dubai, ma l’Italia mi piace, fino a quando potrò giocare a rugby qui ci resterò volentieri”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Rugby/05-06-2021/rugby-rovigo-tricolore-uomo-provvidenza-greef-l-emozione-piu-grande-sempre-4101626554087.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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