Pettinelli, capitan Italia A: “Abbiamo tutti fame. Io voglio Twickenham”

Pettinelli, capitan Italia A: “Abbiamo tutti fame. Io voglio Twickenham”

Se nella sua Venezia e a Mestre si pronuncia il suo cognome, Pettinelli, la gente pensa allo sport. “Sì, vengo dalla famiglia dei negozi di abbigliamento sportivo. Nonno lo aveva in centro storico, suo fratello in terraferma. Diciamo che questo mondo lo abbiamo nel sangue”. Da qui a pensare che Giovanni avrebbe potuto fare strada nel rugby fino a diventare capitano dell’Italia A che sabato rilancerà la propria storia con una sfida alla Spagna a Madrid (ore 16.45, diretta canali social Fir), però ne passa. Venticinque anni, terza linea del Benetton, Pettinelli sta giocando delle partite di enorme qualità. Onnipresente nel gioco a terra, tremendamente efficace al placcaggio, utilissimo in touche anche come saltatore, il 16 ottobre contro gli Ospreys è stato eletto uomo del match dopo una partita in cui ha seguito il pallone come un segugio, ma distante più di un metro dal cuore del gioco. Pettinelli è un giocatore utilissimo, di enorme efficacia. “Sto vivendo questa stagione con la voglia di fare il salto di qualità definitivo - attacca il terza linea di Treviso -. Ho fame, ho voglia di giocare e di affermarmi, a Treviso e chissà, anche nella Nazionale maggiore. Mettere competizione nel ruolo. Certo, non siamo in pochi in terza linea, ma si deve partire dal club e io sto cercando di spingere il più possibile”.

E LA CHIAMATA CON L’ITALIA A, COME L’HA VISSUTA?

“Ogni chiamata è motivo di orgoglio. Provo entusiasmo e onore”.

L’IMPRESSIONE È CHE IN QUESTA ITALIA A CI SIA TANTISSIMO FUTURO DELLA NAZIONALE MAGGIORE.

“Il numero di ragazzi competitivi si è allargato. La A è un’occasione per tanti, di far crescere il movimento così come il gioco personale. La Spagna non sarà una partita facile: ci sono tanti ragazzi che giocano in Pro D2, gente di mestiere. E con l’Uruguay (il 14 novembre a Padova, ndr) sarà uguale”.

QUANDO HA INIZIATO A GIOCARE?

“A 13-14 anni, relativamente tardi. Ma è stato amore a prima vista. C’era una tradizione familiare, papà Paolo ha giocato al Petrarca fino ai 28 anni, un po’ in serie A e un po’ al Tre Pini. Mi ha fatto provare tutti gli sport fino e alla fine mi ha fatto scegliere quello che mi piaceva. Primi passi al VeneziaMestre, poi sono andato nella accademie zonali, poi alla “Ivan Francescato”. Due anni a Calvisano e ora a Treviso, ormai al quarto anno”.

HA GIÀ FATTO IL CAPITANO?

“Sì, con l’Italia under 17 e under 18 e qualche volta con Treviso”.

COME INTERPRETA QUESTO RUOLO?

“Credo che un capitano debba comprendere e anticipare le esigenze del gruppo, dare l’esempio innanzitutto in campo. La base da cui si parte è ciò fare al meglio il tuo compito durante la partita”.

GIOCA IN DIVERSE POSIZIONI. QUALE SENTE PIÙ SUA?

“Mi ritengo un polivalente, credo che negli spazi allargati con la palla in mano posso fare la differenza”.

UN 7 QUINDI?

“Il rugby oggi va oltre al numero di maglia, 6 0 7, per come mi piace interpretare il gioco. Sono presente in difesa, in touche, amo giocare le superiorità. Voglio essere determinante”.

COME NAZIONALE A SIETE ALL’INIZIO, AVETE AVUTO POCHE OCCASIONI PER ALLENARVI. A CHE PUNTO SIETE?

“In tanti veniamo dalle franchigie, l’ambizione è scontata. Non si lavora sullo stimolo ma sull’organizzazione, sulle strutture di gioco”.

LA VOSTRA SQUADRA E QUELLA DI CROWLEY AVRANNO QUALCOSA IN COMUNE?

“Non abbiamo avuto il tempo per cercare questo tipo di sovrastrutture. Ancora non sono state messe delle basi di questo tipo. Siamo in una bolla per via del Covid, i due gruppi nono sono stati vicini. Certamente l’idea è di allargare il più possibile il bacino della Nazionale maggiore, quindi può esserci qualche passaggio tra questa squadra e l’altra”.

“Mi sto laureando in Giurisprudenza a Parma, mi manca un anno”.

COSA FARÀ DA GRANDE?

“Prima voglio togliermi tante soddisfazioni in ambito sportivo. E’ stata una scelta di vita ben precisa che mi sta dando molte gioie. Bisogna vivere tutto, il tempo passa in fretta”.

COME SE NE ACCORGE?

“Vedendo i ragazzi che arrivano in prima squadra, gente di 18, 19, 20 anni. Il tempo vola, bisogna gioire di tutto”.

CHI L’HA AIUTATA DI PIÙ NEL SUO PERCORSO?

“Massimo Brunello è stato a lungo mio allenatore, con la Nazionale come a Calvisano. Ciro Sgorlon sulla tecnica del ruolo mi ha dato molto in Accademia. Mi ha insegnato molto sulle linee di corsa, sia in difesa per farsi trovare in posizione, sia in attacco per anticipare i tempi del sostegno. E poi Marco Bortolami. Negli ultimi 3-4 anni mi ha aiutato molto nell’interpretazione delle touche e nel gioco degli avanti”.

CHIAMA LE TOUCHE A TREVISO?

“Non sono il designato, ma all’occorrenza posso farlo”.

PARLAVA DI SODDISFAZIONI DA TOGLIERSI NEL RUGBY. QUALI?

“Due. Giocare nel Sei Nazioni, magari a Twickenham: so che è durissima, ma credo che di una partita del genere ricordi ogni istante. E poi giocare una Coppa del Mondo”.

IL DISCORSO PER SABATO L’HA PREPARATO?

“Vado a braccio. Credo che durante la preparazione vadano dati messaggi concisi e chiari. Prima di entrare in campo invece esce l’emotività”.

COME VEDE CAPUOZZO, L’ESTREMO DEL GRENOBLE ALL’ESORDIO?

“Ha belle doti aerobiche, indubbiamente. Si è molto parlato di lui, la sta vivendo come un’occasione, ha tanta voglia di dimostrare”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Rugby/29-10-2021/rugby-pettinelli-capitan-italia-a-abbiamo-tutti-fame-io-voglio-twickenham-4202111986073.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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