Perché così tanti 10 azzurri escono da Mogliano?

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07 ottobre 2021

di SIMONE BATTAGGIA

[AC2A719D-1C1E-4B4C-AA18-7A978D47503E] Paolo Garbisi, ancora con i riccioli, nell’aprile 2015 contro il Valsugana in under 16. Guarise

L’evidenza è piuttosto lampante. I MEDIANI D’APERTURA ITALIANI CHE SI STANNO AFFERMANDO O SI SONO AFFERMATI NELLE NAZIONALI GIOVANILI E SEMBRANO BEN INDIRIZZATI – QUANDO NON LO SONO GIÀ – VERSO UN PERCORSO IMPORTANTE A LIVELLO INTERNAZIONALE, SIA CON LA MAGGIORE, SIA CON I CLUB O LE FRANCHIGIE, ESCONO DAL MOGLIANO. Tralasciamo pure Edoardo Padovani, che pure di fatto è moglianese e che a 28 anni tra Treviso e Italia sta vivendo una carriera importante in altri ruoli, nonostante sia stato formato da 10. E tralasciamo pure Antonio Rizzi, che di anni ne ha 23, ora è alle Zebre e per due anni cruciali, tra il 2014 e il 2016, è passato per il club biancoblu- frequentava l’Accademia locale – ma che di fatto è cresciuto a Udine, anche sotto l’ala di Ian McKinley. Prendiamo gli ultimi tre numeri 10 della nazionale under 20 di Brunello: PAOLO GARBISI, classe 2000, apertura dell’Italia maggiore e del Montpellier; LEONARDO MARIN, classe 2002, che si sta mettendo in luce nel Benetton e che per tre volte, all’ultimo Sei Nazioni under 20, è stato il 10 titolare; GIOVANNI SANTE, classe 2003, che a 18 anni quest’anno giocherà in Top 10 e che verosimilmente avrà sulle spalle il 10 al prossimo Torneo di categoria. Sono tutti “prodotti” del Mogliano rugby. Perché? Abbiamo provato a fare un giro di pareri, non esaustivo, tra alcuni tecnici che hanno lavorato con loro.

[Garbisi nel marzo 2019 in Eccellenza contro San Donà. Guarise] Garbisi nel marzo 2019 in Eccellenza contro San Donà. Guarise

MASSIMO BRUNELLO, allenatore dell’Italia under 20. “Non conosco così bene la società. Quello che posso dire è che nel reclutamento sono bravi a prendere ragazzi dotati, in questo sono molto coordinati. I tre di cui stiamo parlando hanno tutti una personalità spiccata e sono bravi ragazzi. Sante l’ho visto in raduno a settembre a Parma, mi ha fatto una buona impressione per personalità e tecnica. Simile al Marin dell’anno scorso, anche se Leonardo colpiva perché era più esplosivo sulle gambe. Marin colpisce perché è già molto maturo, alla sua età è già leader. Buone mani, buona tecnica di passaggio e calcio, negli spazi sa far valere il fisico, sa mettere la squadra in avanzamento, ha una buona lettura del gioco. Deve trovare la voglia di lavorare bene anche la difesa, ma devo dire che in questo è migliorato. Garbisi ha avuto un grande impatto nel Pro 14 e con l’Italia, ha mostrato le sue qualità da portatore e da calciatore. La reazione che ha avuto nel Montpellier che ha battuto la Rochelle (21 punti tutti suoi, ndr) ha confermato, se ce ne fosse stato bisogno, il suo carattere. Non evita le difficoltà ma le affronta”.

[Leonardo Marin nel 2018 in under 18 contro la Tarvisium. Guarise] Leonardo Marin nel 2018 in under 18 contro la Tarvisium. Guarise

DARRELL EIGNER, allenatore under 18 e trequarti Mogliano: “Forse siamo stati molto fortunati, forse è un caso. Sono tutti ragazzi che ascoltano molto e che hanno voglia di allenarsi. Di base secondo me Mogliano lavora molto bene sulle giovanili, poi certamente c’entra anche il fatto che sono tutti passati per l’Accademia under 18 locale. Ho sempre cercato di lavorare insieme a Mattia Dolcetto per tirare fuori il meglio dai ragazzi. Io e Mattia giocavamo insieme, siamo amici. L’importante, secondo me, è far capire a questi giovani in cosa sono forti e aiutarli ad esprimerlo in campo. Devono credere in loro stessi, questo è fondamentale. Dare loro tranquillità, fare in modo che si esprimano senza pressione. Togliere pressione dall’esterno, fare in modo che innanzitutto si divertano. Garbisi non lo sento da un po’ ma non avevo dubbi che avrebbe avuto successo. E’ motivato, vuole arrivare più in alto possibile e la Francia gli sta facendo bene. Sta dimostrando di valere quel livello. Rispetto a Marin, oggi Paolo è più preciso nel gioco al piede. Entrambi amano attaccare vicino alla linea degli avversari e in difesa sono solidi. Con Giovanni ho avuto poco modo di lavorare negli ultimi due anni, ma l’ho seguito per anni sui calci. Ha ottime skills, sia sul campo aperto, sia nei piazzati. Poi i calci sono aspetti su cui bisogna lavorare sempre, ma non ho dubbi che lo farà. In Inghilterra con l’under 18 ha avuto grande soddisfazione. E’ un prospetto molto importante per il rugby italiano. Ha già fatto l’esordi in Top 10 e la presedano con Treviso. Tutti e tre sono giocatori importanti per il rugby italiano. Tre aperture, diciamo che non possiamo più lamentarci. Li unisce l’umiltà, l’etica nel lavoro. Come si lavora la visione di gioco? Di base c’è chi ce l’ha già, ma oltre all’analisi video è importante mettere i ragazzi in una certa situazione in allenamento, permettere loro di sbagliare, che secondo me è la cosa più importante. I ragazzi devono poter sbagliare”.

[Giovanni Sante nel 2019 in under 16 contro Rovigo. Guarise] Giovanni Sante nel 2019 in under 16 contro Rovigo. Guarise

MATTIA DOLCETTO, ex tecnico Accademia Mogliano, ora Accademia under 19: “Darrell allenava l’under 18 del Mogliano, seguivamo questi ragazzi, mi girava le loro partite. Per giocare apertura devi avere tecnica individuale e conoscenza del gioco e queste sono caratteristiche che si costruiscono da bambini. Quindi di base è fondamentale il lavoro che i tre hanno svolto nel minirugby a Mogliano, perché a 17 anni è difficile imparare a calciare bene. In più forse conta il fatto che nel 2013 il club ha vinto lo scudetto, e questo sicuramente deve aver dato entusiasmo a qualcuno di loro. Leonardo Marin già a livello under 13 andava ad allenarsi al calcio con Giacomo Preo. Di base lui, Garbisi e Sante sono tre ragazzi con le idee chiare. Sanno dove vogliono arrivare: vestire la maglia dell’Italia. Se si hanno questi sogni non bisogna essere maniaci del rugby, ma quasi. Elaborano ogni messaggio che viene dato, lo fanno loro. Non c’è bisogno di convincerli a fare qualcosa, c’è solo da lavorarci insieme. Come? Facendo trovare loro in allenamento situazioni  di gioco il più possibile reali: fasi ripetute, anche a ranghi ridotti, come in partita. Approfondire la ricezione, il passaggio, il calcio. Analizzare tanti video di rugby internazionale, estrapolare le azioni e approfondirle. Chiedevamo loro di fare una relazione sui rispettivi pari ruolo. Per loro era qualcosa di normale. E poi sono ragazzi che vanno bene a scuola. Hanno organizzato la loro vita, lavorano tanto per inseguire il loro sogno”.

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Fonte: https://metadellaltromondo.gazzetta.it/2021/10/07/perche-cosi-tanti-10-azzurri-escono-da-mogliano/

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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