Minozzi è tornato: “L'Italia è competitiva, potrei giocare con Capuozzo. Nel 2020 non ero infortunato...“

Minozzi è tornato: “L'Italia è competitiva, potrei giocare con Capuozzo. Nel 2020 non ero infortunato...“

Una stagione a dir poco complicata, quella di Matteo Minozzi, costellata di tanti piccoli infortuni che lo hanno tenuto fuori dal campo per tantissimo tempo. L’estremo italiano è tornato a giocare con i Wasps martedì scorso, nella sfida di Premiership Rugby Cup contro i Saracens, ed è pronto a lottare per riconquistare il posto in squadra prima nel suo club, poi in Nazionale.

Negli ultimi anni il rapporto tra Minozzi e la maglia azzurra è stato particolare: dall’improvviso ritorno a casa prima di Galles-Italia di fine 2020 alla rinuncia del 2021, fino agli infortuni che lo hanno tenuto fuori nell’ultimo Sei Nazioni. Adesso però è acqua passata, e conta solo quello che dice il campo.

MINOZZI, POSSIAMO DIRE “BENTORNATO”?

“Si dai, si può dire. A bassa voce ma si può dire (ride, ndr). È andata abbastanza bene, a livello di risultato non era una partita che contava molto ma serviva per riprendere confidenza”.

È STATA UNA STAGIONE DIFFICILE, COME L’HA VISSUTA?

“Pensavo che l’annata 2018-19, in cui mi sono rotto il ginocchio, fosse stata la più difficile della mia carriera. Questa forse è stata anche peggiore: a settembre ho avuto una microfrattura alla testa del perone, poi ho subito due concussion di fila. Avevo problemi di memoria, mi svegliavo la mattina e dopo aver fatto colazione non mi ricordavo cosa avevo mangiato. Appena ho ricominciato ad allenarmi ho avuto il Covid, sono stato positivo 24 giorni e ho avuto dei problemi respiratori. Sono stato abbastanza male e sono tornato completamente a disposizione solo a fine febbraio, ma senza essermi allenato, e ovviamente trovare spazio diventa ancora più difficile”.

LEE BLACKET (TECNICO DEI WASPS, NDR) HA SEMPRE SPESO PAROLE DI GRANDE STIMA PER LEI. RESTERÀ IN INGHILTERRA LA PROSSIMA STAGIONE?

“È facile parlare bene di un giocatore quando rende, non lo è in periodi difficili come questo e sono felice di godere della stima di Lee. Ho un altro anno di contratto con i Wasps e per ora posso dire che resterò qui”.

HA SEGUITO IL SEI NAZIONI?

La vittoria in Galles è stata storica, ma in tutto il torneo l’Italia è stata competitiva e partita dopo partita ha fatto passi da gigante. Ricordo i Sei Nazioni che abbiamo disputato nel recente passato, tra cui quelli che ho giocato io, e non avevamo mai tenuto botta come quest’anno. Anche in attacco abbiamo fatto progressi, e si sono visti sia con la Scozia, sia a Cardiff. Insomma, abbiamo zittito tutti e abbiamo guadagnato rispetto e credibilità. E già dalla partita contro l’Irlanda si è visto come le cose stavamo cambiando: l’Italia ha retto in 13 contro 15 contro una squadra che lottava per vincere il Sei Nazioni. Mi è capitato solo una volta di giocare in doppia inferiorità numerica, con i Wasps, ed è stato un incubo, perché si aprono spazi ovunque”.

QUANTA VOGLIA HA DI TORNARE IN AZZURRO?

“Far parte della nazionale sarà ancora più difficile, per tutti, perché quando la portano persone che scrivono un pezzo di storia come questo la competitività aumenta. Da me fino al più giovane dell’under 20, ci sarà ancora più volontà di guadagnarsi questa maglia. E poi bisognerà dimostrare che questa vittoria non è stato un caso isolato. Nel 2016 battemmo il Sudafrica per poi perdere una settimana dopo contro Tonga, ma abbiamo un gruppo che può dare continuità a questo successo”.

E NEL SUO RUOLO CI SARÀ ANCHE LA CONCORRENZA DI CAPUOZZO…

“Sicuramente prestazioni come la sua alimentano ancora di più la competizione e la voglia di guadagnarsi la maglia. Potrà sembrare un discorso ipocrita, ma sono davvero contento di quello che ha fatto in campo. È stato il protagonista di questa vittoria e sono felice che in squadra ci sia qualcuno che crea questo tipo di situazioni in partita”.

MAGARI POTRESTE GIOCARE INSIEME…

“Sarebbe divertente. Si è dimostrato un giocatore di altissimo livello, e per l’età che ha potrà fare ancora tanto. Lui è stato l’eroe di Cardiff, ma ci sono state anche altre grandi prestazioni in questo torneo: penso a Ioane, Lamaro, Fischetti, Brex, che hanno contribuito tanto”.

CHE RAPPORTO HA CON KIERAN CROWLEY? LO HA SENTITO ULTIMAMENTE?

“Recentemente non ci siamo sentiti. Abbiamo parlato ad inizio Sei Nazioni e ovviamente ho condiviso la sua scelta di non portarmi a questo torneo, per tutti i problemi di cui ho parlato precedentemente. È una persona onesta, che dice le cose in faccia”.

QUALI SONO LE DIFFERENZE TRA O’SHEA, SMITH E CROWLEY?

Conor (O’Shea, ndr) è stato il tecnico con cui ho avuto il rapporto più stretto: mi ha lanciato ed è stato importante per la mia crescita. Nel 2019 mi ha portato al Mondiale nonostante venissi dall’infortunio al ginocchio, non so quanti altri lo avrebbero fatto. Sapeva gestire in maniera eccellente il gruppo. Franco (Smith, ndr) era completamente diverso. È un tecnico che portava allo stremo il concetto di lavoro: il suo mantra era lavorare per colmare il gap con le altre. Un allenatore “di campo”. Crowley l’ho avuto solo a novembre, ma per me è l’allenatore giusto per l’Italia. Ha sempre preso squadre che dovevano essere lanciate, come il Canada e il Benetton, e ha l’esperienza giusta per tirare fuori il meglio dai giocatori e valorizzarli. Inoltre, ha impostato un gioco adatto a noi italiani, incentrato su difesa e sacrificio”.

COS’È CAMBIATO CON IL SUO ARRIVO?

“Bisogna far credere a tutti che ciò che stai proponendo ti farà vincere, e devono pensarlo dal primo al trentatreesimo giocatore in rosa. È da lì che viene l’imprinting di Crowley ed è lì che secondo me sta la differenza. Anche perché molti di quelli che hanno vinto a Cardiff erano a Roma lo scorso anno quando abbiamo preso 40 punti dal Galles”.

NEL 2020 LEI LASCIÒ IL RITIRO AZZURRO PRIMA DELLA SFIDA CONTRO IL GALLES, IN AUTUMN CUP. SI SONO DETTE TANTE COSE SU QUELLA VICENDA: COSA È SUCCESSO DAVVERO?

La mia unica rinuncia alla Nazionale è stata quella del Sei Nazioni

  1. Nel 2020 venni mandato a casa dopo aver preso una botta alla spalla: vero, avevo questo problema e non ero al 100%, ma non avevo nulla che mi impedisse di giocare. Non ho fatto finta di essere infortunato perché volevo giocare col mio club, è una cosa che ho sentito dire in giro ma non ha nessun senso. Allo stesso modo, non è assolutamente vero che avessi litigato con Franco Smith. Semplicemente, nel comunicato scrissero che io ero infortunato, quando non era vero, ero solo fuori forma, e la mia presenza in campo coi Wasps la settimana dopo ha fatto nascere questa incomprensione. I tecnici, dopo aver valutato le mie condizioni, mi avevano chiesto se me la sentissi di andare in panchina perché non avevano nessuno, e io essendo un professionista ho detto di sì”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Rugby/01-04-2022/rugby-minozzi-italia-competitiva-potre-giocare-capuozzo-2020-non-ero-infortunato-4302118813078.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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