La favola di “Giorgio“ Bower, il barbiere diventato All Black

 La favola di “Giorgio“ Bower, il barbiere diventato All Black

Di favole, il mondo dello sport è sempre stato piuttosto prodigo. Ma una storia come quella di George “Giorgio” Bower, pilone degli All Blacks che sabato sfideranno l’Italia a Roma, non si era mai sentita prima. Studiava per diventare insegnante, si è improvvisato barbiere, ha fatto da sparring partner in allenamento prima agli All Blacks e poi ai Crusaders. Poi, cogliendo le occasioni che gli si sono presentate, è arrivato fino a esordire un anno fa con la maglia che tutti i rugbisti neozelandesi sognano. La storia è lunga e tortuosa, ma impossibile da non raccontare.

RISERVA

—   George, nato in Nuova Zelanda da genitori figiani, ha studiato al Taita College di Wellington, lo stesso frequentato dall’ex capitano degli All Blacks Brad Shields, con qualche comparsata nella squadra di rugby: pochi spiccioli di partite partendo dalla panchina. Finito il liceo, è andato a giocare con il club dell’Avalon, prima di trasferirsi a Dunedin dove sarebbe andato a studiare per diventare insegnante. Nel 2014 collezionò anche un cap con la maglia di Otago nel campionato delle province, ma fu solo nel 2018 che trovò qualche soddisfazione in più e altre 6 presenze. Giocava da pilone destro, ma dopo il trasferimento a Dunedin venne utilizzato da sinistro per coprire il ruolo scoperto. A dispetto di una carriera tutt’altro che promettente, Bower ha continuato a lavorare duro e a mettersi a disposizione sia della squadra B di Otago che di quella titolare. Nell’estate successiva arriva una “strana” chiamata: sono i Crusaders di Christchurch, che gli chiedono di unirsi al loro camp, visto che quasi tutti i piloni sono in nazionale. “Prima, a Otago, una serie di circostanze, assenze e infortuni, mi avevano permesso di collezionare qualche presenza e non ero andato male. In realtà mi ero anche chiesto qualche volta se ne valesse la pena… Ora ne ho la certezza: certo che si!”. L’assistant coach Jason Ryan gli suggerì di mettere su un po’ di chili per tornare nel camp successivo ed entrare in squadra a tempo pieno. Così nel giro di due anni, la riserva degli Otago B si è ritrovata a giocare e vincere la finale del Super Rugby con i Crusaders.

BARBIERE

—   Il trasloco a Christchurch non lo ha comunque distolto dagli studi. E con una certa notorietà, sono arrivate anche le domande per sciogliere qualche curiosità personale. “Perché Giorgio? Il mio primo datore di lavoro a Wellington mi chiamò così (deduciamo che si trattasse di un italiano, ndr.). E mi rimase appiccicato ogni qual volta mi riaffacciavo. Poi però ho pensato che fosse meglio ritornare al nome che mi avevano dato i miei genitori”. Anche se sul profilo Instagram, dove Bower spesso scherza sulla sua scarsa notorietà, è rimasto Giorgio… A proposito di italiani: e la storia del barbiere? “Mica potevo permettermi di pagare 40 dollari ogni volta… Così mi sono attrezzato, ho seguito qualche tutorial su YouTube, mi sono sistemato con due specchi per coprire ogni angolo e ho iniziato a tagliarmeli da solo. Poi, vista la buona riuscita, qualche compagno di squadra mi ha chiesto di approfittarne. Venivano a casa: certo era un po’ strano trovare nella cucina del mio appartamento qualche All Blacks che veniva a tagliarsi i capelli…”. Tra i suoi “clienti”, infatti, anche Vaea Fifita, Nehe Milner-Skudder, ma anche Tevita Kuridrani, che addirittura gli fece visita approfittando di un match dei Wallabies a Dunedin.

LA CHIAMATA

—   E poi è arrivato il 2020. Due anni prima, quando ancora giocava per il club di Harbour e Otago B, gli All Blacks lo avevano chiamato per fare da sparring partner in allenamento: 150 dollari per un giorno di lavoro extra e per pagarsi l’affitto di casa. Così, quando arrivò ai Crusaders, andò dal capitano Kieran Read a chiedergli se si ricordava di averlo usato come sacco per i placcaggi: “Fu divertente vedere la sua faccia come a dire ‘ah, ecco dove ti avevo già visto’. In effetti in quelle occasioni non è che le facce di chi viene giusto per farsi placcare contino qualcosa”. Nell’ottobre di un anno fa, la continuità di rendimento mostrata con i Crusaders e la concussion subita da Joe Moody gli spalancarono le porte della convocazione in nazionale. Quando glielo hanno comunicato, a momenti si mette a piangere. Cosa che invece hanno fatto i genitori quando li ha chiamati al telefono. L’esordio è arrivato però solo quest’anno nel test con Tonga e poi altre presenze, fino ai 9 caps che conta oggi dopo essere subentrato a partita in corso sabato scorso a Cardiff con il Galles. E che sabato con l’Italia potrebbero diventare 10: d’altronde quale avversario potrebbe essere più idoneo per “Giorgio il barbiere”?

Fonte: https://www.gazzetta.it/Rugby/02-11-2021/favola-giorgio-bower-barbiere-diventato-all-black-4202187935838.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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