Il super novembre di Clara Munarini: “Ma per un grande test diretto da una donna il rugby non è pronto“

Il super novembre di Clara Munarini: “Ma per un grande test diretto da una donna il rugby non è pronto“

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22 ottobre 2021

di SIMONE BATTAGGIA

[Clara Munarini in Lazio-Viadana. Fama] Clara Munarini in Lazio-Viadana. Fama

Sentite un po’ che novembre attende CLARA MUNARINI: domenica 7, Galles-Giappone a Cardiff; sabato 13, Galles-Sudafrica ancora a Cardiff; sabato 20, Irlanda-Giappone a Dublino; sabato 27, Barbarians-Sudafrica a Twickenham (con Francesca Sgorbini probabilmente in bianconero). “Sì, nello stadio grande, anche se è un test femminile” spiega la direttrice di gara di PARMA. La sua carriera sta prendendo il largo con la stessa forza con cui le azzurre del rugby si stanno facendo strada nel mondo, in un contesto che a sua volta sta crescendo enormemente come quello del rugby femminile nel mondo (di oggi la candidatura dell’Inghilterra a ospitare la Coppa del Mondo 2025). Trentun’anni, LAUREATA IN ECONOMIA, dipendente di una ditta di logistica, fidanzata con l’arbitro MANUEL BOTTINO, Clara nell’aprile scorso è diventata la prima donna a dirigere una partita di Top 10. Quest’anno alla seconda giornata ha diretto LAZIO-VIADANA. Con lei cerchiamo di capire quali sono le prospettive che un arbitro donna di livello assoluto può avere in questo momento in Italia e all’estero.

A che punto sente di essere nella sua carriera di arbitro?

“Per fare le cose bene io non devo pensare a da dove vengo e dove voglio andare. E’ innegabile che da quattro anni sono nel circuito internazionale, che il percorso si sta dirigendo verso la COPPA DEL MONDO DI NUOVA ZELANDA 2022 E CHE IL MIO OBIETTIVO È QUELLO. Diciamo che mi sento a buon punto come consolidamento nelle designazioni arbitrali internazionali, ma non sono ancora dove vorrei nel ranking degli arbitri donna. Per essere testa di serie devo fare ancora esperienza”.

L’esperienza però si fa proprio se ti fanno arbitrare partite importanti, dipende fino a un certo punto dal singolo arbitro.

“Sì, è un po’ il discorso dell’uovo e della gallina. Certo è che World Rugby mi sta dando tante opportunità e la Fir me le sta approvando. Ho arbitrato un FRANCIA-INGHILTERRA, cosa posso volere di più? Vedo però che si sono arbitri più avanti di me”.

Le convocazioni di novembre vanno nella direzione giusta?

“Certo, sono un passo in avanti soprattutto per la continuità. Sono squadre che ho già arbitrato, ma qUATTRO TEST MATCH IN QUATTRO WEEKEND DI FILA NON SI ERA MAI VISTO“.

Quali Nazionali non ha ancora arbitrato?

“Quelle dell’Emisfero Sud, Sudafrica a parte che ho diretto in Spagna. Da questo punto di vista il Covid non ha aiutato. Io ho iniziato ad arbitrare ad altissimo livello da un paio di anni”.

La possono mandare in Australia o in Nuova Zelanda?

“Difficile. E’ più facile che i test di novembre siano diretti da arbitri del Nord, mentre quando si gioca a Sud ci siano arbitri di quell’Emisfero. Solo nel Sei Nazioni salgono gli arbitri donne di Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica. Certo, poi ci sono le professioniste. Per loro è più facile. SARA COX, JOY NEVILLE, HOLLIE DAVIDSON hanno fatto partite ovunque”.

Potrebbe essere interessata a diventare un arbitro professionista?

“Per l’Italia questa idea è un po’ acerba. Dovrebbero verificarsi alcune condizioni e poi  bisognerebbe vedere se questa cosa gioverebbe o no al movimento. In assoluto potrei anche pensarci, nonostante non sia più così giovane e abbia un lavoro stabile. PER UN ARBITRO PROFESSIONISTA, PERÒ, SERVE UN MOVIMENTO ITALIANO MOLTO CONSOLIDATO. E’ una prospettiva a lungo termine, non di un anno ma di UNA DECINA D’ANNI“.

Quante volte le capita di arbitrare gli uomini?

“Negli ultimi due o tre anni sempre, perché siamo divisi in panel, io faccio parte di quello del Top 10 ed è raro passare ad un’altra categoria”.

Come è stato arbitrare Lazio-Viadana con le nuove regole sul tempo in mischia?

“Diciamo che ci vuole un bel coordinamento e pure una discreta concentrazione. PRIMA LA FASE DI PREPARAZIONE DELLA MISCHIA ERA QUASI RELAX PER NOI, O PER LO MENO DI PERMETTEVA DI PRENDERTI I TUOI TEMPI, MENTRE ADESSO NO. Bisogna essere concentrati per tutti i 120 minuti, perché ormai la durata di una partita è diventata questa”.

Quando vedremo una donna arbitrare un test match maschile?

“SECONDO ME ORA LE POSSIBILITÀ SONO POCHE. E’ più probabile che si apra alle donne il bacino degli arbitri dei campionati di club, ma sulle nazionali ho qualche riserva. Magari vedremo qualche partita tra Tier 2 e Tier 3, ma per le Tier 1 la vedo dura”.

Perché?

“Non so se posso rispondere. Diciamo che è una questione un po’ POLITICA, un po’ di preparazione fisica adeguata, un po’ di abitudine, di STATUS QUO“.

Diciamo che il rugby è uno degli sport più conservatori del mondo.

“Diciamolo, anche se in questi anni sono stati fatti dei passi avanti indubbi”.

La sua determinazione ricorda quella delle ragazze dell’Italia donne che si sono qualificate per Nuova Zelanda 2022. Cosa vi accomuna?

“C’è quella spinta che per i maschi c’era 25 anni fa. C’è  un dilettantismo allo stato puro ma nella sua accezione più bella, quello spinto dall’amore puro verso questo sport. LA NAZIONALE È BELLA È FA SOGNARE LE RAGAZZE CHE CI GIOCANO. Hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare. Si gioca per la gloria, per andare in azzurro. E C’È L’ORGOGLIO DI FARE PARTE DI QUALCOSA CHE SI REGGE SULLA VOLONTÀ DELLE PERSONE DI FARE LE COSE BENE“.

Con il suo fidanzato parlate di rugby a cena?

“Sì. Siamo RUGBY ADDICTED, persone a cui il rugby piace molto. Ci piace quello che facciamo la domenica”.

Ha sentito della squalifica di Pete Atkinson per aver fatto pressione a un arbitro come waterboy? A lei è mai capitato qualcosa del genere?

“Non sono mai stata disturbata al punto di arrivare a una squalifica o a una segnalazione, forse perché di carattere tendo a TAGLIARE CORTO, a non infastidirmi”.

E commenti non graditi alle sue decisioni per il solo fatto di essere donna, ne ha ricevuti?

“No, quasi mai, e non solo nel Top 10. Forse sono stata fortunata, ma di battute o occhi rivolti verso il cielo non me ne ricordo. Semmai è successo il contrario, GIOCATORI E ALLENATORI SONO STATI ACCONDISCENDENTI perché avevano a che fare con una ragazza. MI HANNO FATTO PASSARE ALCUNE COSE CHE AD ALTRI AVREBBERO FATTO NOTARE, DEVO DIRE LA VERITÀ“.

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Fonte: https://metadellaltromondo.gazzetta.it/2021/10/22/il-super-novembre-di-clara-munarini-ma-per-un-grande-test-diretto-da-una-donna-il-rugby-non-e-pronto/

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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