Il n.1 federale Innocenti: “Il 6 Nazioni non è a rischio. Ma la storia non fa salti”

Il n.1 federale Innocenti: “Il 6 Nazioni non è a rischio. Ma la storia non fa salti”

E ora, da che parte si va? Cosa prendere di buono dal novembre azzurro

  • se qualcosa di buono c’è - per guardare al Sei Nazioni 2022 con un pizzico di ottimismo, per scrollarsi di dosso la sensazione di inferiorità e di lontananza dall’alto livello ulteriormente rafforzata dalle sconfitte con Nuova Zelanda e Argentina e dalla vittoria striminzita con l’Uruguay, mentre tutte le concorrenti dirette europee conquistavano scalpi eccellenti? Marzio Innocenti raduna il c.t. Kieran Crowley, il capodelegazione Giorgio Morelli e il responsabile dell’Alto Livello Franco Smith per fare il punto su ciò che è successo e su come proseguire.

NOVEMBRE LINEARE

—   Innocenti, Smith e Crowley non hanno fatto riferimento solo alle tre partite della nazionale maggiore, ma anche alle due dell’Italia A contro Spagna e Uruguay. “Abbiamo vinto la partita che dovevamo vincere, con gli All Blacks abbiamo fatto una partita che mancava da tempo, con l’Argentina abbiamo incontrato difficoltà logiche da cui dobbiamo ripartire. E’ stato un novembre lineare, per averne uno non lineare dobbiamo andare oltre i nostri limiti. La natura non fa salti però, i problemi non si risolvono in un attimo. Abbiamo schierato anche una seconda nazionale per avvicinare l’obiettivo di avere 80 giocatori di livello internazionale - ha spiegato Innocenti -. Siamo contenti di come i ragazzi di Troncon hanno reagito allo stimolo, hanno capito lo spirito e si sono impegnati per togliere il posto ai titolari. Stiamo ragionando sulla creazione di una terza nazionale senior, che faccia crescere i giovani del Top 10 e magari anche quelli finiti nei campionati minori dopo che magari avevano fatto il percorso di formazione di élite, permettendoci anche di mantenere i rapporti con le nazionali europee minori”. Piccola specifica: Innocenti ha chiarito che l’Italia A schierata con Spagna e Uruguay a Padova non era la “seconda nazionale”, quella che per World Rugby blocca i giocatori che vi prendono parte. “Ogni anno la Fir indica a World Rugby qual è la seconda squadra adibita a questo e nel dicembre scorso la passata gestione della Fir aveva segnalato la Emergenti, salvo poi non schierarla. Per il 2022 stiamo valutando di trasferire questo ruolo alla A e fare in modo che la “Emergenti” sia la terza squadra”. Questo significa che Ange Capuozzo, in campo contro la Spagna, non è vincolato (“ma resta un giocatore che ci interessa, speriamo di chiamarlo quando non sarà più infortunato”, spiega Innocenti), e nemmeno Entienne Swanepoel, per il quale World Rugby aveva minacciato sanzioni in quanto non eleggibile in azzurro perché non era stato residente in Italia per tre anni continuativi. E significa anche che sarà la partita del 18 dicembre a Parma, Italia Emergenti-Romania, la sola utile per “vincolare” i giocatori formati all’estero per far vestire loro l’azzurro - e in caso di giocatori provenienti dal Top 10, per fare in modo che possano giocare in campionato da italiani -, prima che a gennaio le regole cambino e servano 5 di residenza e non tre: si parla di Halafihi, numero 8 di Treviso.

QUARANTA PARTITE

—   “Abbiamo 40 partite della Nazionale per arrivare a Francia 2023, più quelle delle franchigie - ha spiegato Franco Smith -. A novembre ho notato una buona interazione tra Italia e Italia A, un’affinità tecnica. Le vittorie con Spagna e Uruguay ci hanno permesso di combattere la paura di perdere. Intanto abbiamo raccolto le idee per capire su quali aree di gioco lavorare nei prossimi sei mesi, in vista del Sei Nazioni”. In realtà gran parte del lavoro dovrà essere fatto dalle franchigie perché, come ha sottolineato il capodelegazione Giorgio Morelli, “il raduno per il Torneo inizierà la settimana prima dell’esordio contro la Francia”, quindi domenica 30 gennaio. “Faremo tutto quello che è necessario per alzare il livello - ha proseguito Innocenti -. Treviso lavora a un livello più alto delle Zebre, è compito della Fir portare la franchigia di Parma allo stesso livello. E non vedo perché rinunciare agli equiparati, quando ci sono tanti atleti nati all’estero ma con radici italiane che vogliono giocare con noi. Crowley e Smith chi stanno lavorando.

NON FARSI DEL MALE

—   Innocenti ha poi parlato del posto dell’Italia nel Sei Nazioni: “Non è prevista una revisione - ha tagliato corto -, e poi perché una Union esca ci vuole un periodo di almeno 15 anni, oltre all’unanimità del Consiglio. Nessuno vuole che l’Italia esca dal Sei Nazioni, anzi. Soprattutto Cvc - il fondo di investimento appena entrato nel Torneo comprandone 1/7 delle quote, ndr -, per cui 60 milioni di persone sono un mercato importante. Smettiamola di farci del male”. Il presidente federale ha poi accennato al processo di revisione della formazione di alto livello. “Non dico che il sistema delle Accademie sia stato negativo, ma dietro a queste strutture ci sono dei conti. E i risultati positivi non sono stati quelli che speravamo, perché di fatto non siamo competitivi nel Sei Nazioni. Abbiamo fatto delle scuole superiori di alto livello, ma ci manca l’università. Quindi una volta usciti dall’Accademia, o sei Paolo Garbisi, cioè uno davvero forte, e sei già pronto per il Pro 14 e per andare a giocare all’estero, oppure rischi di perderti. Oggi i ragazzi usciti da Remedello sono a Parma, si allenano con le Zebre quindi con atleti di livello internazionale e sono allenati da tecnici di livello internazionale. I vari Neculai e Andreani stanno crescendo così. Stiamo discutendo con Treviso per fare una struttura simile. Di base, però, la Fir non può disinteressarsi di quello che succede prima, deve coniugare ciò che può fare lei da quello che possono fare i club. Sono il primo a dire che al Sud tocchi alla Fir portare la formazione di alto livello”.

L’ACCORDO COL CALCIO

—   “Per anni non siamo stati uno sport vincente ma un fenomeno antropologico - ha continuato Innocenti -, che riempiva gli stadi pur perdendo sempre. Ora forse quell’incantesimo è finito”. Innocenti ha poi parlato del rapporto con i suoi predecessori. “Rispetto a Gavazzi posso solo dire che non abbiamo molto da dirci e che ognuno ha la sua eredità. Spesso invece chiamo Dondi, abbiamo avuto idee diverse, diverse qualità, ma credo che abbia ancora qualcosa da suggerire e che vada ascoltato”. Poi l’annuncio di un accordo con la Figc: “Riguarderà aspetti come il settore medico e l’informatizzazione dei sistemi, ma non solo. Vogliamo aiutare i nostri club che sul territorio spesso condividono gli spazi con le società, in questo modo speriamo di creare condizioni migliori per portare avanti l’attività. E poi sarebbe bello che fino ai 12-13 anni i ragazzini che giocano a rugby conoscano anche il calcio e viceversa. Questo ci permetterebbe di avere ragazzini che magari si stancano del pallone e che quando vengono da noi hanno già un’idea di cosa sia il rugby, oltre a competenze al piede che non disturberebbero certo”. Infine un aggiornamento su Polledri, infortunato da oltre un anno: “Ho parlato con lui, il nostro staff medico è in contatto con quello del Gloucester. “Dopo l’intervento al nervo sta meglio, il piede risponde, è tornato a correre. Aspettiamo con fiducia e speranza che possa tornare al livello di prima, lui è convinto di farcela. Così come è convinto di tornare più forte di prima Marco Riccioni. Il suo infortunio è stata la cosa peggiore di questo novembre”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Rugby/29-11-2021/rugby-innocenti-il-6-nazioni-non-rischio-ma-storia-non-fa-salti-430206937550.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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