Argentina, lezione all'Italia: a Treviso finisce 37-16. Infortunio per Riccioni

Argentina, lezione all'Italia: a Treviso finisce 37-16. Infortunio per Riccioni

Una lezione. A Monigo L ’Italia cede all’Argentina 16-37, segna una meta e ne subisce cinque, senza dare mai l’impressione di avere le armi per tenere in mano la partita. La sedicesima sconfitta di fila degli azzurri - non si vince dalla sfida con il Canada del Mondiale 2019 - mostra tutti i limiti di una squadra anche volenterosa, ma giovane, poco rodata e senza riferimenti nel gioco. Non in mischia - dove si aggiunge anche il pesantissimo infortunio di Riccioni (ginocchio sinistro) -, non nella touche, non in attacco, non nel combattimento. Perché se gli All Blacks forse erano stati stupiti dall’aggressività azzurra a Roma, i Pumas no. Anzi, hanno messo una foga e una fame doppia in questa partita. E’ la 17esima sconfitta su 23 scontri diretti, con un’avversaria contro la quale vent’anni fa ce la giocavamo ma ora è avanti anni luce rispetto all’Italia.

PRIMO TEMPO

—   Che sarà una battaglia davanti lo si capisce subito. Al primo raggruppamento l’Italia impone un turnover che i Pumas restituiscono alla prima occasione, quando Lamaro guadagna la linea del vantaggio a si isola e si fa rubare il possesso. E se al 4’ Brex - tra i migliori - impone un tenuto, ben presto la pressione monta, esasperante, su tutti i portatori di palla azzurri. Garbisi non è in grande giornata nella manualità - tre in avanti gratuiti nel primo tempo -, Minozzi ha volontà ma Boffelli sulle palle alta è un’altra cosa. Al 9’ la prima meta argentina nasce così: calcio alto, Boffelli si avventa sulla palla e la strappa all’estremo padovano, a quel punto si spalancano le porte della meta e nel due contro uno va a segnare Kremer: 7-0. L’Italia cerca di tenere il livello del combattimento, Nemer e Riccioni impongono un altro tenuto, si vede anche una maul ben disassata agli argentini - evidentemente la lezione degli All Blacks è servita -, ma in touche i problemi rimangono eccome. Un fuorigioco di linea azzurro dà a Boffelli il +10 e quando l’Italia si presenta dentro i 22 dei Pumas, al secondo raggruppamento vengono intrappolati nella gabbia del tenuto. Al 29’, su un altro pallone perso da Garbisi, i Pumas contrattaccano, la palla a terra non viene raccolta da Ioane - tra i migliori in attacco, meno sicuro in difesa - e Gonzalez può calciarlo dai 22 fino all’area di meta, dove schiaccia: 0-17. I Pumas hanno una presenza fisica importante, nel combattimento sembrano prevalere. L’Italia non ha arme offensive. Brex mette una pezza su una volta di De la Fuente alla quale Negri assiste senza placcare; nel ripianamento difensivo però i Pumas concedono un paio di calci e Garbisi può mettere sul tabellino i primi punti azzurri, aggiungendone altri tre allo scadere quando manda tra i pali una punizione fischiata al pilone sinistro Gomez-Kodela: si va all’intervallo sul 6-17 e agli azzurri va di lusso.

SECONDO TEMPO

—   E infatti nella ripresa i Pumas passano al primo affondo: Cordero va a recuperare un pallone alto sulla testa di Minozzi dentro i 22, sul cambio di fronte Moroni non ha problemi a schiacciare. Per la prima volta l’Italia prova l’arma della maul ma non avanza e allora si prova con i pick and go. Lo sforzo viene premiato con la meta di Varney, trasformata da Garbisi. L’apertura del Montpellier è precisa anche tre minuti dopo, quando trova il calcio del 16-24 che dà l’idea di una partita riaperta. Non è così in realtà. Anche perché l’Italia ha appena perso uno dei suoi uomini chiave, il pilone destro Marco Riccioni, uscito in barella per un infortunio al ginocchio sinistro. L’Argentina ci mette poco a ristabilire le gerarchie: al 15’ si apre la linea al largo e segna Cordero, e nonostante l’entrata di Pettinelli e Ruzza, volenterosi, l’Italia non trova un modo per superare una linea meglio organizzata. Al 23’ il neoentrato Sanchez - uomo da 90 caps - segna il calcio del 16-32, Crowley dà spazio anche a Fusco - che azzarda un no-look sotto pressione da evitare - ma in generale l’Italia non ha risposte e quando si riaffaccia dentro i 22 avversari, finisce per perdere la touche. Al 36’ i Pumas suggellano una superiorità netta con la meta di forza, con la maul: il tallonatore di riserva Bosch la segna due volte: la prima è annullata per un in avanti - ma prima c’era un fallo azzurro -, la seconda arriva a destinazione. Sedici a trentasette è un risultato pesante ma ci sta tutto. E l’ultimo assalto dell’Italia, con una vana ricerca di uno spazio e i portatori azzurri cacciati da 5 metri fino alla linea dei 22, per poi farsi scippare la palla, è il perfetto epilogo di una partita dominata dai Pumas. Sabato prossimo a Parma ci sarà l’Uruguay, dietro agli azzurri nel ranking e avversario a Francia 2023. Una sconfitta non deve essere contemplata, ma va costruita con attenzione e rispetto.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Rugby/13-11-2021/rugby-test-match-italia-argentina-37-16-infortunio-riccioni-4202378862605.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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