“Applicare le teorie di Mourinho al rugby? Certo che si può”

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25 aprile 2022

di SIMONE BATTAGGIA

[Gianfranco Ermolli nel 2012 con Diego Dominguez] Gianfranco Ermolli nel 2012 con Diego Dominguez

PERIODIZZAZIONE TATTICA. Sembra un nome impegnativo, per un approccio filosofico alla performance sportiva. Allora facciamo un nome di uno dei suoi principali seguaci, così ci si capisce meglio. JOSÉ MOURINHO. Ma anche EDDIE JONES, perché è risaputo che il c.t. dell’Inghilterra si interessa delle teorie del tecnico portoghese sin da quando quest’ultimo guidava il Chelsea, e che ha tentato di applicarle prima al GIAPPONE che portò a battere il Sudafrica alla Coppa del Mondo 2015, sia all’INGHILTERRA.

Cos’è la periodizzazione tattica? In poche parole, si tratta di un APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE ALLA GESTIONE DI UNA SQUADRA, che non suddivide gli ambiti – ad esempio preparazione fisica, comprensione del gioco, fattori psicologici che possono influenzare la performance dell’atleta – ma che mette tutto insieme, per fARE IN MODO CHE I GIOCATORI SI TROVINO IN ALLENAMENTO AD AFFRONTARE SITUAZIONI CAOTICHE, IL PIÙ POSSIBILE SIMILI A QUELLE CHE TROVERANNO IN PARTITA, E CHE POSSANO COSÌ SVILUPPARE LA CAPACITÀ DI SCEGLIERE LA GIUSTA COSA DA FARE AL MOMENTO GIUSTO, sviluppando quindi una capacità di lettura tattica individuale e collettiva da portare in partita.

La periodizzazione tattica è stata teorizzata dal portoghese VITOR FRADE ancora nel secolo scorso ed è stata raffinata e portata al successo appunto da José Mourinho. La struttura teorica è molto complessa soprattutto nella terminologia – si parla di principi, sottoprincipi e sotto-sottoprincipi, di matrici concettuali e di matrici di allenamento -, ma LA SUA ATTUAZIONE È INDUBBIAMENTE RIVOLUZIONARIA. ALMENO, LO È STATA NEL CALCIO, AMBITO IN CUI SONO STATI SCRITTI LIBRI SU LIBRI SU QUESTO APPROCCIO. PER QUANTO RIGUARDA IL RUGBY CI SONO MOLTE MENO NOTIZIE. Si sa che Jones si ispira a questo approccio, ma non si sa nel concreto quali e quante squadre lo seguano, che risultati abbia dato o dia.

GIANFRANCO ERMOLLI è uno dei tecnici più preparati del rugby italiano. IN PASSATO HA GUIDATO LA NAZIONALE FEMMINILE (2007-09) e alcune selezioni giovanili azzurre, ha contribuito alla nascita del centro studi federale oltre a essersi occupato della formazione a Calvisano, Varese e in altri club. VIVE DA UNA DECINA D’ANNI IN FRANCIA, in Vandea. Insegna educazione fisica, allena la selezione universitaria della scuola di ingegneria di Nantes, la squadra dell’Istituto cattolico di studi superiori di la Roche sur Yon e la squadra femminile del Nantes, terza divisione del campionato francese. HA REALIZZATO UNO STUDIO INTITOLATO “COMPRENDERE LA PERIODIZZAZIONE TATTICA E METTERLA IN OPERA NEL GIOCO DEL RUGBY” che è un tentativo avanzato di dare un metodo, una struttura a questo approccio nel rugby e che in queste settimane sta circolando su parecchi tavoli che contano del rugby italiano, compresi quello del presidente MARZIO INNOCENTI e del d.t.n. DANIELE PACINI, oltre a essere presentato in alcuni club (Botticino, Varese, Petrarca) e a tecnici molto attenti a questi temi come SERGIO ZORZI. “In alcuni casi ho avuto uno scambio di idee, in altri casi c’è stato un passaggio di informazione. L’importante è che l’informazione circoli. L’idea è quella che ci sia una continuità nei principi che stanno alla base del rugby italiano. E’ un contributo per creare quella famosa scuola tecnica italiana del rugby che stava tanto a cuore a maestri che ho amato come FRANCO ASCANTINI e UGO PIERATO“.

Come è nato il suo interesse per la periodizzazione tattica?

“Insegno educazione fisica e sono un allenatore visceralmente appassionato di rugby, soprattutto per quanto riguarda la metodologia e le teorie di allenamento. Così seguo i trend maggiori che vengono seguiti dalle diverse Union. Eddie Jones è certamente uno dei punti di riferimento quando si parla di innovazione. Ho trovato un paio di articoli, di Guardian e di New York Times, che parlavano di come il tecnico australiano si fosse avvicinato all’approccio di Mourinho quando entrambi si trovavano a Londra. In passato ho approfondito temi come quello dei TEATCHING GAMES FOR UNDERSTANDING E DEI TACTICAL GAMES, strumenti di cui hanno parlato VILLEPREUX e De la Place. Ho costruito questo approccio e sto cercando di diffonderlo, ora lo sto traducendo in francese per cercare di scambiare informazioni e capire se qualcuno lo applica in maniera sistematica o no. NESSUNO AL MOMENTO HA MAI SMENTITO CHE LA PERIODIZZAZIONE TATTICA POSSA DARE RISULTATI IN QUALSIASI AMBITO LA SI APPLICHI“.

Perché è così rivoluzionaria?

“Perché è un APPROCCIO ALTERNATIVO alla periodizzazione nata negli Anni Cinquanta nelle scuole dell’Est Europa, e che portava un atleta a vivere il picco massimo di forma in un determinato momento della stagione. Negli sport collettivi le squadre devono essere al top in tutta la stagione, non solo per un periodo o per una partita”.

Una delle idee è affrontare determinati aspetti del gioco in maniera ciclica, riproponendoli più volte nella stagione, dalla preparazione atletica ai dettagli tecnici individuali e collettivi. Non c’è il rischio che se lo possano permettere solo le squadre professionistiche?

“No, perché la differenza sta nella quantità di ore di allenamento. Per le squadre che si allenano tre volte alla settimana non si faranno ovviamente dei cicli massimi, ma l’idea di consolidare le informazioni con dei richiami resta valida. E’ UN PO’ COME QUANDO SI DEVE DARE UN ESAME ALL’UNIVERSITÀ: CHI STUDIA PER TUTTI I SEI MESI PRECEDENTI, ANCHE POCO MA CON COSTANZA, AVRÀ RISULTATI MIGLIORI RISPETTO A CHI CONCENTRA TUTTO NEGLI ULTIMI DIECI GIORNI. Del piano di gioco ovviamente si occupa l’allenatore, ovviamente al Petrarca si farà un gioco diverso rispetto a quello che si può fare a Piacenza a Roma, la storia di un club e le competenze personali e ambientali sono un fattore fondamentale. MA L’IMPORTANTE È CHE SI AFFRONTINO LE QUATTRO TEMATICHE FANTASTICHE CHE SONO IPOTIZZATE PER IL CALCIO E CHE SECONDO ME VALGONO ANCHE PER IL RUGBY, E CHE CIOÈ CI SI DEBBA DEDICARE A QUATTRO MOMENTI DEL GIOCO: L’ATTACCO, LA DIFESA, LA TRANSIZIONE DIFESA/ATTACCO, LA TRANSIZIONE ATTACCO/DIFESA“.

Vengono in mente Ange Capuozzo e il suo straordinario contrattacco in Galles-Italia.

“Esattamente. UN GIOCATORE DI QUALITÀ À QUELLO CHE SA FARE LA COSA GIUSTO AL TEMPO GIUSTO E CON I TEMPI GIUSTI. NON SI POSSONO ALLENARE TUTTE LE SITUAZIONI, CALCIO E RUGBY SONO CAOTICI E NON CAPITA MAI CHE SI RIPROPONGA LA STESSA SITUAZIONE, ANCHE SE CI SONO DELLE STRUTTURE DI MASSIMA. L’interpretazione è quella che conta. Il gesto di Capuozzo è stato fantastico, ma fondamentale è stata anche la lettura di Padovani che ha capito cosa stava succedendo, è andato a sostegno e così ha fatto la cosa decisiva per la squadra perché si segnasse la meta in mezzo ai pali. IOANE, nella stessa partita, in un’azione invece non ha letto l’azione e ha fatto un’azione individualistica fine a sé stessa, non accorgendosi che aveva il sostegno che poteva andare in meta, finendo per essere placcato”.

Chi usa la periodizzazione tattica oggi nel rugby?

“Ad alto livello non lo dice nessuno. Io credo però che l’attuale metodo francese risponda a questi principi. GALTHIÉ fa parte di quella generazione d’oro del rugby francese che oggi sta dando i propri frutti e che in modo un po’  snob mi fa pensare che il rugby sia ancora quello sport che può creare la classe dirigente di un Paese. Innanzitutto loro stanno allenando gli allenatori, cioè stanno facendo in modo che anche chi guida una squadra sia sempre al massimo. E POI ALLENANO LA SQUADRA AD ALTISSIMA INTENSITÀ, PER TEMPI BREVI, CON SITUAZIONI TATTICHE COMPLESSE E SEMPRE CON OPPOSIZIONE“.

Viene in mente Eddie Jones che chiama la mischia georgiana e le dà carta bianca per allenare il pacchetto inglese alle condizioni peggiori.

“Questo è un esempio. L’OBIETTIVO È FARE IN MODO CHE QUANDO I GIOCATORI AFFRONTANO PARTITE VERE, SI TROVINO DI FRONTE PROBLEMI TATTICI MENO DIFFICILI DA RISOLVERE RISPETTO A QUELLI TROVATI IN ALLENAMENTO. In Nuova Zelanda, con Wayne Smith ma anche successivamente, gli allenamenti degli All Blacks erano così complessi che in partita i giocatori avevano un margine di tempo fondamentale per battere gli avversari, per fare il break. Alla fine queste sono le idee di De la Place, che Villepreux ha portato in Italia e che a Tolosa sono diventate metodo di formazione. E la cosa interessante sarebbe proprio questa: che la periodizzazione tattica entrasse nei club”.

Come?

“Non significa che tutte le squadre di una società facciano allo stesso modo le touche, perché in prima squadra avrai due saltatori, in giovanile uno e via così. L’adattamento resta in mano all’allenatore. Però il modello tattico, il modo di allenarle deve essere lo stesso. COSÌ PUOI FARE IN MODO CHE NELLO STESSO CLUB SI AFFRONTI LA STAGIONE INIZIANDO CON 4 SETTIMANE DI ATLETICA, POI CONTINUANDO CON LA DIFESA, CON L’ATTACCO, E CHE CICLICAMENTE SI VADANO I RIPESCARE I CONCETTI ESPOSTI, APPROFONDENDOLI“.

L’impressione è che serva un grande sforzo intellettuale e cognitivo da parte dei giocatori. Non è che guidare una squadra di ingegneri come capita a lei in questo senso aiuti?

“In effetti si parla di “FATICA INTELLETTUALE”. Quando ti alleni ci sono cose che devi leggere e interpretare prima di agire, e devi farlo in un tempo brevissimo. Devo ammettere che allenare queste “testoline” è appagante, hanno una capacità di percezione dei punti critici e di risoluzione autonoma molto elevate. BISOGNA VEDERE QUANTO SI È DISPOSTI A METTERCI LA TESTA, A FARE QUESTA FATICA. A volte al campo hai di fronte gente che ha lavorato 10 ore e devi solo farla divertire, dargli una birra a fine allenamento e se si vince la domenica tanto meglio”.

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Fonte: https://metadellaltromondo.gazzetta.it/2022/04/25/ermolli-applicare-le-teorie-di-mourinho-al-rugby-si-puo/

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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