Sei Nazioni, l'ultima vittoria 7 anni fa. Favaro: “La Scozia è cresciuta, noi...“

Sei Nazioni, l'ultima vittoria 7 anni fa. Favaro: “La Scozia è cresciuta, noi...“

Italia-Scozia è sempre una partita carica di aspettative. È il match che ha dato più soddisfazioni agli azzurri in oltre 20 anni di Sei Nazioni, tra sfide combattute e tanti “scherzetti” rimediati a Roma dalla nazionale del Cardo. Almeno fino a 7 anni fa, l’anno dell’ultimo successo italiano nel torneo, proprio contro la Scozia, a Edimburgo. Da quel momento, il gap tra le due nazionali è aumentato sensibilmente, per tanti motivi: “Merito loro, ma anche demerito nostro. Le cose si fanno sempre in due” dice Simone Favaro, uno dei protagonisti dell’impresa di Murrayfield nel 2015. L’ex terza linea azzurra, che ha giocato due anni a Glasgow (dal 2015 al 2017) e che ha vissuto le ultime grandi vittorie italiane, ha fatto luce sui vari aspetti che hanno portato la Scozia così lontano da noi.

FAVARO, SECONDO LEI COSA È CAMBIATO?

“Ogni anno la Scozia inizia il torneo con l’obiettivo di vincere. Quando sono arrivato lì nel 2015 ho trovato strutture e staff di alto livello, ed è la dimostrazione di come abbiano lavorato bene. Hanno avuto una politica produttiva, mirata al miglioramento e concentrandosi sulla continuità, facendo anche degli accordi per la proprietà dello stadio di Murrayfield (l’accordo con lo sponsor BT, che dal 2014 dà il suo nome all’impianto, ndr). Inoltre hanno sviluppato tantissimo le giovanili e tappando i buchi con gli stranieri. Anche quando la battevamo le riconoscevo una crescita costante, anno dopo anno”.

ECCO, GLI STRANIERI: QUANTO HANNO INCISO NELLO SVILUPPO DEL MOVIMENTO SCOZZESE?

“Dobbiamo ricordarci che loro hanno giocatori di primissimo livello come Russell e Hogg, che sono scozzesi, e ne stanno venendo fuori altri. Poi è chiaro che essendo una piccola regione avevano bisogno di attingere da un bacino estero, ma questo l’hanno fatto tutti. Noi invece per un periodo abbiamo annullato completamente il reclutamento estero, prendendo poca roba che poteva essere anche di migliore qualità”.

A LIVELLO TECNICO QUAL È LA DIFFERENZA TRA NOI E LORO?

“Loro hanno investito tanto sulla figura di Gregor Townsend (attuale tecnico della nazionale, ndr) e sui giocatori a fine carriera. Tantissimi ex nazionali ora fanno parte della federazione scozzese e degli staff, ci sono facce nuove che subentrano ogni anno. Inoltre, Townsend ha lavorato 5 anni a Glasgow creando un’identità di squadra ben precisa, e dopo gli hanno fatto fare il salto di qualità portandolo in nazionale. Hanno un sistema molto dinamico, ecco dov’è il gap: loro stanno lavorando al perfezionamento, noi stiamo ancora ricostruendo, qui sta la differenza. Però a livello giovanile la situazione è cambiata. Loro fanno fatica e noi siamo competitivi. Le giovanili dipendono anche dalle annate”.

LA PRIORITÀ DEVE ESSERE VINCERE IN UNDER 20 O COSTRUIRE DEI GIOCATORI COMPLETI DA FAR EMERGERE NEI “GRANDI”?

“Sono due cose diverse. I ragazzi mi hanno fatto emozionare quando hanno battuto l’Inghilterra, però poi hanno preso 40 punti dall’Irlanda. L’obiettivo deve essere la formazione di un bacino più ampio possibile di ragazzi da dare a Zebre e Benetton. Tanti passano per i campionati nazionali, che sono un ottimo palcoscenico, ma il quotidiano deve essere vissuto al livello più alto possibile. Ci sono problemi strutturali che fermano lo sviluppo, invece di ampliarlo”.

“È mancato il ricambio generazionale: quando i grandi nomi hanno smesso, l’Italia è diventata di colpo una delle squadre più giovani. Non c’era la generazione “di mezzo”, perché non la producevamo. Ci siamo focalizzati troppo sulla nazionale maggiore lasciando in secondo piano il rugby di base. Inoltre, quello che percepisco da fuori è che ogni presidente prende una strada diversa: manca una continuità di percorso. La Scozia ha ottimizzato quello che aveva, senza fare stravolgimenti, noi invece costruiamo sempre da capo”.

COSA SI ASPETTA DALLA PARTITA DI SABATO? COME SI BATTE QUESTA SCOZIA?

“Intanto sarà bellissimo ritrovare il pubblico, e il nuovo trofeo dedicato a Massimo Cuttitta permetterà di ricordare per sempre la storia di questo grande personaggio. Dal punto di vista tecnico, la Scozia quando viene in Italia fa fatica: un po’ per la storia di questa partita, un po’ per il clima e un po’ per la pressione che hanno loro di dover vincere. Poi a livello fisico è la squadra più “vicina” a noi, anche se dal punto di vista atletico siamo molto diversi. Non bisogna dar loro confidenza, perché verranno a Roma per giocare ogni pallone, passeranno dalle fasi statiche ma poi muoveranno l’ovale. Difficile vincerla, molto difficile, ma si può fare: bisognerà alzare l’asticella ed essere tignosi come lo siamo stati a Murrayfield nel 2015”.

CHE VITTORIA È STATA QUELLA?

“Non partivamo favoriti, ma sapevamo di potercela giocare. Io avevo firmato con Glasgow due settimane prima del match e molti degli scozzesi che giocavano lì mi provocavano dicendo che da loro sarei stato in panchina. Noi eravamo dei grandi lavoratori e li abbiamo battuti con umiltà, mentre gli scozzesi si dimostrarono arroganti. È stata una grande gioia, ma non avrei mai detto che sarebbe stata l’ultima fino ad adesso”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Rugby/6-nazioni/09-03-2022/rugby-sei-nazioni-ultima-vittoria-7-anni-fa-favaro-la-scozia-cresciuta-noi-no-4301775241135.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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