Braley e l'addio all'Italrugby: “Non voglio più essere un padre al 30 per cento...“

Braley e l'addio all'Italrugby: “Non voglio più essere un padre al 30 per cento...“

Per lasciare dopo una vittoria servono coraggio, consapevolezza e maturità. Cose che a Callum Braley non mancano di certo. Il mediano di mischia del Benetton, che dalla prossima stagione passerà ai Northampton Saints in Inghilterra, ha deciso di abbandonare l’attività internazionale, dopo 15 presenze con l’Italia.

Alla base di questa scelta c’è la volontà di mettere al primo posto la famiglia e di essere un padre più presente. Braley lascia però un’eredità importante, sia a livello umano (“mi ha emozionato leggere quello che hanno scritto i miei compagni”) sia a livello sportivo, e non solo per aver partecipato all’impresa di Cardiff: “Spero di aver contribuito a far crescere i più giovani, penso fosse parte del mio ruolo”.

DUE DECISIONI IMPORTANTI IN UNA: TORNARE IN INGHILTERRA E LASCIARE L’ATTIVITÀ INTERNAZIONALE. COME MAI?

“In questi anni ho passato molto tempo lontano dalla mia famiglia, facendo dei sacrifici importanti. Quando nel 2019 ho iniziato il raduno pre-mondiale con l’Italia mio figlio era nato da appena due settimane, e praticamente sono stato lontano per i primi 3 mesi e mezzo della sua vita. Fino ad ora sono stato assente per oltre un terzo della sua vita: ho perso tanti suoi cambiamenti, e la sensazione di non essere un padre presente mi travolgeva, soprattutto durante i periodi del Sei Nazioni”.

LA SCELTA NASCE DA QUESTO, QUINDI?

“Nel momento in cui sono in un contesto e non sono concentrato al 100%, non riesco a dare il meglio di me stesso, e penso non sia giusto soprattutto nei confronti dei miei compagni e dello staff. È stata la giusta decisione per me e per la mia famiglia”.

POI IL COVID, IN QUESTI DUE ANNI, CI HA MESSO DEL SUO…

“Credo abbia influenzato soprattutto il mio primo anno. Sono arrivato dopo un lockdown molto intenso (Braley si è trasferito al Benetton nell’estate del 2020, ndr), poi siamo stati in zona rossa per tanto tempo e quindi è stato difficile socializzare, non solo all’esterno del club ma anche in squadra. Andavamo ad allenarci in palestra a gruppi ristretti, non potevamo cambiarci o mangiare insieme, ed è stato molto difficile interagire con i miei nuovi compagni fuori dal campo”.

NORTHAMPTON HA INFLUITO IN QUALCHE MODO SULLA SUA DECISIONE DI LASCIARE LA NAZIONALE?

“No, il club non mi ha influenzato in alcun modo. È stata una decisione del tutto personale. Ovviamente trasferirmi in Inghilterra mi permetterà di stare più tempo con la mia famiglia, ma Northampton non ha influito, è stata una scelta personale”.

PERÒ HA CHIUSO IN AZZURRO CON UNA GRANDE SODDISFAZIONE.

“Sono felice che la mia ultima partita con l’Italia sia stata una vittoria. Giocarla è stato un grande onore così come è stato un onore vestire la maglia della Nazionale”.

COME HA VISSUTO LA CONCORRENZA CON VARNEY E FUSCO? SARANNO LORO A GIOCARSI LA MAGLIA AZZURRA?

“È stato bello e ho una grande considerazione di entrambi. Sono giovani ma forti. Conoscevo Varney già dai tempi di Gloucester per cui gli auguro il meglio. È stato messo in una situazione difficile, è ancora molto giovane e le persone si aspettano tanto da lui, per cui ho cercato di aiutarlo a prendere maggiore confidenza. Quando è arrivato in Nazionale ero già lì e volevo farlo sentire a suo agio. Tutto ciò che voglio è che l’Italia vinca, e vedevo come parte del mio ruolo anche aiutare a crescere questi due ragazzi. Se tu parlassi con loro ti direbbero la stessa cosa, spero (ride, ndr)”.

E POI C’È ALESSANDRO GARBISI CHE STA CRESCENDO MOLTO…

“Penso sia forte. Ha fatto molto bene nel Sei Nazioni Under 20 e quando è entrato dalla panchina col Benetton ha avuto spesso un buon impatto sulla partita. Ma penso anche che al momento non abbia ancora giocato abbastanza a livello di prima squadra per poter dare un’opinione più precisa di lui. Certamente è un talento: è veloce, abile, può continuare ad accumulare minuti in prima squadra, crescere come giocatore e rafforzare ancora di più il rugby italiano. In Italia ci sono tanti giovani forti, come lui”.

MOLTI COMPAGNI DI SQUADRA, DOPO LA NOTIZIA DEL SUO ADDIO, HANNO POSTATO SUI SOCIAL DEI MESSAGGI D’AFFETTO NEI SUOI CONFRONTI. COSA HA PROVATO?

“Tanta emozione. Ero preoccupato di come questa scelta sarebbe stata percepita dai miei compagni, mi interessava la loro opinione. L’amore che hanno mostrato nei miei confronti mi ha riempito di gioia”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Rugby/6-nazioni/23-04-2022/rugby-braley-addio-italia-non-voglio-piu-essere-padre-30-cento-440164834719.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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