6 nazioniRUGBY: SEI NAZIONI

6 nazioniRUGBY: SEI NAZIONI

Stuart Hogg, 25 anni, estremo della Scozia LAPRESSE

Il primo nemico è il calendario, con 3 trasferte in programma. E arrivare al Sei Nazioni vestendo i panni di una delle favorite è ben diverso dal partire a fari spenti, come un anno fa. Perché un anno fa nessuno si aspettava 3 vittorie dalla Scozia, mentre tutti oggi si aspettano di vederla lottare per la vittoria finale alla pari delle altre.
risultati — Lo dicono i risultati, innanzi tutto: quando alla fine del Sei Nazioni la squadra è passata dalle mani di Vern Cotter a quelle di Gregor Townsend, nel tour di giugno sono arrivate la netta vittoria sull’Italia a Singapore (34-13), quella clamorosa sull’Australia a Sydney (24-19), poi l’altrettanto sorprendente inciampo di Suva con le Figi (22-27). Ma è a novembre che la Scozia si è guadagnata la considerazione mondiale, facendo tremare gli All Blacks e piegando di nuovo l’Australia nelle due sfide di Murrayfield. Con i bicampioni del mondo in carica fu Beauden Barrett con un miracoloso salvataggio a evitare allo scadere la meta del possibile sorpasso fermando la corsa di Stuart Hogg e a salvare il 27-22: la squadra di Townsend giocò però una partita meravigliosa. Ripetuta poi con i Wallabies, distrutti 53-24 (approfittando però anche di un’espulsione). Ma non c’è dubbio che con Townsend, allenatore giovane e carismatico, artefice dei successi dei Glasgow Warriors, e con la maturazione di diversi giocatori ora divenuti chiave (sui quali aveva cominciato a lavorare Cotter), oggi la Scozia si presenti ai nastri di partenza del Torneo con ambizioni di vittoria. E provare così a interrompere un digiuno che dura dal 1999, anno dell’ultimo Cinque Nazioni. Il calendario, però, resta forse il primo nemico: dopo il difficilissimo esordio in Galles, a Murrayfield arriverà la Francia, vera incognita di questa edizione. Poi, dopo la prima pausa, sabato 24 febbraio in Scozia arriverà l’Inghilterra, per quello che sarà certamente un punto di svolta del Torneo per entrambe. A chiudere, altre due trasferte: Dublino e Roma. Delle 90 partite giocate dal 2000, la Scozia ne ha vinte solo 24 (di cui 11 con l’Italia) e solo in due occasioni ha chiuso il Torneo con 3 vittorie: lo scorso anno e nel 2006. Negli ultimi 18 anni, inoltre, ha centrato una doppietta fuori casa solo due volte: nel 2002 (Cardiff e Roma) e nel 2010 (Dublino e Roma).
condizione — La condizione della squadra va letta soprattutto nelle 12 vittorie sulle 13 partite giocate dei Glasgow Warriors. Chiave del gioco è Finn Russell (che però questa estate lascerà la Scozia per andare al Racing Parigi), che si connette perfettamente con il centro Huw Jones: arrivato dal Sudafrica appena un anno fa, è esploso nel tour di giugno, dove ha dimostrato una sensazionale vena realizzativa. Hogg tenterà invece l’impresa di vincere per il terzo anno di fila il premio per il miglior giocatore del Torneo. In seconda linea ci si aspetta la completa maturazione di Jonny Gray: finalmente uscito dall’ombra del fratellone Richie, il 23enne negli ultimi 12 mesi si è dimostrato uno dei migliori avanti in Europa. Con il ritorno in campo di Greig Laidlaw (si è rivisto a Clermont dopo quasi un anno di assenza), per Ali Price si ridurranno invece inevitabilmente i minuti in campo, anche se le sue scosse potranno tornare utili nei momenti finali e decisivi delle partite. In vista dell’esordio di Cardiff il c.t. ha ancora serissimi dubbi e la decisione di chi schierare titolare non è stata ancora presa.
gioco — Per aspirare alla vittoria, però, secondo Townsend non basta presentarsi con ottime credenziali: «Dobbiamo giocare meglio di quanto fatto a novembre. Penso però che se esiste ottimismo attorno alla squadra, l’allenatore è avvantaggiato. E’ anche parte dei suoi compiti creare ottimismo. Dobbiamo far capire ai giocatori che quanto fatto nelle ultime partite ci mette nelle migliori condizioni di affrontare la prossima: siamo una squadra ambiziosa e riteniamo di potercela giocare con tutte, anche con la seconda e la terza del ranking mondiale (Inghilterra e Irlanda, ndr.)». Townsend ha anche la fortuna di avere avuto un predecessore che, a differenza di quanto accadeva in precedenza, ha costruito delle bella fondamenta e riparato il tetto della casa scozzese: Cotter secondo le statistiche è il secondo miglior allenatore che la Scozia abbia mai avuto (alle spalle di Ian McGeechan).