RugbyRugby / verso il 6 Nazioni

RugbyRugby / verso il 6 Nazioni

Il c.t. Conor O'Shea e capitan Sergio Parisse a Londra. Ap

Mentre il c.t. Conor O'Shea e il capitano Sergio Parisse erano a Londra per il lancio ufficiale del Sei Nazioni, assieme ai colleghi delle altre 5 squadre, all'Acqua Acetosa (Roma) la Nazionale di rugby ha chiuso questa mattina il mini raduno in vista del via del Torneo. E domani O'Shea comunicherà la lista definitiva dei 31 giocatori convocati per le prime due partite con Inghilterra e Irlanda. Del gruppo che in questi giorni ha lavorato a Roma, ne resteranno fuori 2 (visto che Leonardo Sarto è già out). Fra chi deve lottare per superare la concorrenza interna ci sono Tommaso Allan e Oliviero Fabiani. “La competizione in ogni ruolo è il primo passo per migliorare una squadra”, dice Allan.
ruolo — Per il 24enne veneto (33 caps), che ha saltato per infortunio i test di novembre, la concorrenza porta i nomi di Carlo Canna e Ian McKinley. “Ogni giocatore vuole un posto da titolare e lotta per conquistarlo. In questa squadra c'è competizione in tutti i ruoli, la dimostrazione che il lavoro iniziato per dare più profondità a partire dalla franchigie sta funzionando. Sei spinto a dare sempre il meglio, poi è il c.t. che fa le scelte. Con Ian ho un bel rapporto, alla Benetton alla fine dell'allenamento ci fermiamo sempre per calciare insieme. E' una bella persona e merita di stare qui”. A novembre l'Italia di O'Shea ha puntato quasi per intero su trequarti targati Zebre, ma il piano di gioco assomigliava di più a quello utilizzato da Treviso: molto tattico e poco rischioso. “Le Zebre – spiega Allan – muovono tanto la palla, noi alla Benetton siamo più conservativi, proviamo a uscire in modo più semplice. In Nazionale ci sono molti scambi di opinioni per individuare la strada migliore da utilizzare, cercando una via di mezzo per non far cambiare del tutto il modo di giocare a chi va poi in campo. Siamo professionisti e dobbiamo adattarci a quello che chiede l'allenatore, adattarci a scenari diversi in difesa e attacco, adattarci alle esigenze. Il rugby è un gioco di squadra e l'obiettivo è farla rendere al meglio”. A novembre l'Italia ha segnato una sola meta in 3 partite: evidente che serve fare meglio. “Non abbiamo fatto chissà cosa di sbagliato, abbiamo avuto sempre le statistiche a favore, c'è solo mancato qualcosina per fare i punti. L'obiettivo è finalizzare e essere concreti dentro ai 22. Serve anche la pazienza, non dobbiamo cambiare interamente il piano di gioco, ma puntare a essere più consistenti. E sta sempre a noi giocatori prendere la scelta giusta al momento giusto”. I recenti sviluppi che hanno portato la Francia a esonerare Guy Noves e affidare la panchina a Jacques Brunel, ex c.t. azzurro e primo a puntare su Allan, sono stati una sorpresa: “Non me l'aspettavo. In Francia è molto stimato, a Perpignan era un re e con il Bordeaux ha fatto due belle stagioni. A lui devo tanto”.

Oliviero Fabiani. Fama

tallonatore — Nel ruolo di tallonatore, invece, Fabiani ha la concorrenza di Leonardo Ghiraldini e Luca Bigi: “E' bello giocarsi il posto con loro, è una bellissima concorrenza”. Il 27enne romano delle Zebre (4 caps) a novembre era in gruppo, ma O'Shea non lo ha mai fatto giocare. “Avere tanti buoni giocatori nello stesso ruolo alza il livello degli allenamenti e di conseguenza alza anche il nostro livello. E il bello è che fra di noi non c'è nessuno screzio, solo una sana rivalità”. E anche se in squadra ci sono tanti giovani, Fabiani pensa che la personalità non fa difetto a nessuno: “Basta guardare come da noi alle Zebre hanno dimostrato di averne Matteo Minozzi, Giovanni Licata e Renato Giammarioli. E non vedo grossi difetti nel gioco dell'Italia, c'è solo l'esigenza di collaudarsi un po' dopo tanti mesi in cui non ci si vede”. Il raduno si è chiuso con un allenamento collettivo tra tecnica, tattica e fitness intorno alle 13: un ultimo sforzo, poi tutti liberi fino a domenica. Quando la Nazionale inizierà a preparare l'esordio con l'Inghilterra.