RugbyRUGBY / SEI NAZIONI

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Tommaso Castello all'Acqua Acetosa. Fama

Se Conor O'Shea ha chiesto agli azzurri di tirare fuori un po' di "X factor" per affrontare il Sei Nazioni da protagonisti, gli stessi giocatori confermano che da parte dello staff tecnico la richiesta è stata molto precisa: “Ci chiedono sfrontatezza”. Tommaso Castello conferma quindi che, partendo da basi solide e ormai acquisite come disciplina, possesso e conquista, per pensare di poter affrontare alla pari l'Inghilterra e le altre serve da parte di chi scenderà in campo un'attitudine un po' diversa rispetto a quella vista per esempio nei recenti test di novembre. “Ci è stato chiesto di giocare come nel club, con un po' più di sfrontatezza. A novembre c'è mancata capacità di finalizzare il possesso".
ADATTARSI — Se è vero che O'Shea a novembre aveva puntato sui trequarti delle Zebre, è stato altrettanto palese che poi in campo si sia puntato su un gioco diverso rispetto a quello che invece a Parma è stato impostato da Michel Bradley. “Alle Zebre siamo una squadra giovane e abbiamo un obiettivo diverso, un nuova allenatore che sta cercando di creare una identità passando anche attraverso il miglioramento della tecnica individuale. Ed è per questo concesso giocare di più. Con l'Italia il discorso cambia, perché si affrontano avversari più forti e il risultato conta molto di più, quindi bisogna badare più al sodo, utilizzando di più il piede a livello tattico. Alle Zebre abbiamo più carta bianca: certo, è un gioco rischioso, a volte paghiamo carissimi gli errori, ma facciamo anche tante cose positive”. A 26 anni finalmente Castello può sentirsi un punto fermo della Nazionale di rugby (anche se i cap sono ancora solo 5). Il Sei Nazioni lo aveva sfiorato due anni fa: “Ero convocato, ma non giocai mai. L'emozione? Si mette da parte, non sono un tipo che si lascia travolgere dagli eventi. Certo, stare qui è una soddisfazione".
AVVERSARIO — E si comincia sfidando il 4 febbraio all'Olimpico i bicampioni in carica: "Quella con l'Inghilterra – dice Castello – è la partita che più di ogni altra vorrei giocare. Perché li considero con gli All Blacks la squadra al momento più forte del mondo. E sfidare i più forti è sempre bello, aiuta anche a capire a che punto sei”. Fra gli avversari ce n'è uno che ammira particolarmente: “Owen Farrell è il giocatore più completo che hanno, fisicamente non ha difetto. Ha la mia età, ci siamo confrontati a livello giovanile”. Castello è l'unico genovese in squadra e questo comporta dei problemi: “Con questa leggenda dei genovesi tirchi, alla fine mi tocca sempre offrire per smentire: il primo giro lo pago sempre io”. E se è impossibile promettere una vittoria sugli inglesi, ai tifosi Castello garantisce una cosa: “E' ovvio che chi ci segue ci chiede di vincere, noi faremo il massimo. Dovremo uscire dal campo con la coscienza a posto, sapendo di avere fatto il possibile. Poi se l'avversario è più forte c'è poco da fare".